Nuove metodologie di allenamento. E soprattutto nuove esperienze, per salire quel gradino in più e avvicinarsi alle più forti ostacoliste d’Europa. Linda Olivieri, milanese delle Fiamme Oro, da qualche mese ha impresso una sterzata alla sua vita da atleta, dopo la delusione del mancato pass per la seconda Olimpiade sfumato in un afoso pomeriggio di La Spezia e lo scioglimento del vecchio gruppo che faceva capo a Giorgio Ripamonti.
In autunno, Linda si è trasferita a Parma e insieme a Fausto Desalu segue i dettami di Sebastian Bacchieri. Fino ai primi di febbraio ha trascorso un significativo blocco di preparazione a Stellenbosch.
Quell’angolo di Sudafrica è diventato il paradiso degli atleti per il periodo invernale. Da anni ci hanno piantato le radici i pesisti Fabbri e Weir. Ma è anche il quartier generale della nazionale olandese, capitanata dall’asso Femke Bol. Ed è proprio al fianco della tulipana volante, di Klaver e di tutto il gruppo allenato da Laurent Meuwly (c’era anche Ayomide Folorunso, come nel 2024) che la Olivieri ha sgobbato e messo fieno in cascina per questo 2025 che la vedrà inseguire la qualificazione ai mondiali di Tokyo.
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“Le idee e i programmi di Sebastian sono simili a quelli di Meuwly – spiega Linda Olivieri – Con il passare dei giorni abbiamo notato che i lavori potevano incastrarsi alla perfezione con quelli degli olandesi, che erano una trentina in tutto. Allenarsi insieme è stato stimolante, anche perché la maggior parte di loro stava preparando le indoor. Un modo per elevare la qualità del nostro training camp, per andare oltre i soli vantaggi del clima”.
Al rientro in Italia, alla fine hai deciso di buttarti anche tu in sala, nei 400, prima a Padova e poi agli Assoluti.
“Non era l’obiettivo iniziale quando avevo ricominciato ad allenarmi a ottobre. Sapevo che per gareggiare sarebbe servita una condizione decente e la decisione l’abbiamo presa proprio in Sudafrica”.
Ti sei piaciuta?
“Non correvo da tre anni le indoor. E a causa di problemi fisici, ero sempre andata piano, correndo male e faticando dal punto di vista mentale. Credo che qualcosa sia cambiata, a cominciare dal modo di correre. Più fluido, più “di piedi”. Il 53”68 di Padova è un importante punto di ripartenza. Negli anni scorsi ero almeno cinque decimi più lenta, troppo poco anche in chiave 400hs”.
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Come avete strutturato le sessioni di allenamento in Sudafrica?
“La settimana è stata suddivisa in lavori di velocità e forza, aerobico, ritmi gara e scarico, un programma molto simile a quello degli olandesi. Il sabato era dedicato al lattato, la domenica giorno di riposo”.
Raccontaci un bel lavoro che hai fatto insieme a Femke Bol.
“Due volte un 500, un 300 e un 200 metri, con recupero di 5 minuti tra uno sprint e l’altro e di 10 minuti tra le due serie. I 500 li ho fatti a 1’20”, i 300 in 43”, i 200 in 28”. Al secondo 300 ero morta. E’ stato un super lavoro di intensità, che non avevo mai fatto”.
A settembre, quando scrivemmo la notizia del tuo trasferimento a Parma, ci avevi detto di dover migliorare molto sulla velocità, partendo invece da un’ottima base di tecnica sugli ostacoli.
“Già in Sudafrica ci siamo concentrati su questo aspetto, facendo diverse serie da 60 metri anche a ritmo molto sostenuto. Senza per questo tralasciare i lavori aerobici. Un esempio? Tanti 8×300 oppure 12×200. Ci siamo allenati anche con fotocellule e optojump, oltre a qualche seduta sugli ostacoli, fatta insieme alla Bol”.
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Cosa è cambiato rispetto agli anni precedenti?
“Ho un approccio diverso ai blocchi, mi sento migliorata nei primi metri di gara, ora riesco ad attivarmi prima. Sto imparando a correre meno di forza e più di piedi. Ho sensazioni di leggerezza e fluidità. Me le ritroverò di certo all’aperto, sugli ostacoli”.
Ma com’è Femke Bol?
“Una persona carina, disponibile, calorosa. Per niente snob. C’eravamo già conosciute in giro per le gare. E in pista è una super lavoratrice”.
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E poi?
“E’ semplicemente di un’altra categoria. Correre con lei è adrenalina pura, è stato emozionante arrivare al suo fianco in un 200. Ma sui 500 andava cinque secondi più forte”.
Linda, cosa ti ha fatto capire questo training camp?
“Che in Europa il livello è altissimo e che tutti ci mettono l’anima per correre un secondo più veloce. I 52” sono la regola. Bisogna assolutamente crescere. D’ora in avanti gli obiettivi devono essere altri. Niente più alibi o paure. Non ci si può più nascondere, ma buttarsi, mettersi in gioco per pensare di avvicinare le più forti. Loro in Sudafrica ci tornano in primavera, ma ripartiranno come se fosse a novembre. Noi abbiamo un programma diverso, di sicuro torneremo l’anno prossimo”.
Chiudiamo con una battuta sui paesaggi e sul Sudafrica che hai conosciuto.
“Stellenbosch è una città molto verde, carina e a misura d’uomo. Ho visto un mare bellissimo e i pinguini di Boulders Beach e poi ho fatto una bellissima escursione a Table Mountain, che domina Città del Capo. In Sudafrica ho trovato della carne molto buona e abbondanza di frutta e verdura. Il cibo costa poco. Fare la spesa, per un europeo, è molto conveniente”.