Cosa c’entra Federica Brignone con l’atletica italiana? Lo scoprirete tra poche righe, al termine di un ragionamento che prende le mosse dalle acque agitate in cui è costretta a navigare da un paio di settimane la Fidal.
Su prestazioni e risultati c’è ben poco da dire. Da piste e pedane continuano ad arrivare medaglie e segnali di grande fermento, sia dagli atleti di punta che dai giovani in rampa di lancio. Merito di una direzione tecnica all’altezza della situazione e dell’infaticabile lavoro degli allenatori di provincia disseminati sul territorio, abili a intercettare e coltivare i talenti, accompagnandoli nella delicata fase di passaggio da promesse a certezze.
Lo stipendio del presidente e gli altri casi scottanti
A fare da contraltare ci sono le polemiche e i malumori, che hanno raggiunto il culmine con la divulgazione del nuovo compenso percepito dal presidente Stefano Mei, lievitato da 36mila a 150mila euro (lordi). Una mossa che ha fatto storcere il muso nell’ambiente, specie a quegli atleti insoddisfatti dalle cifre messe a disposizione dall’Atletica Elite Club per il 2025.

Voci di corridoio asseriscono che alcuni atleti farebbero fatica a coprire le spese di carburante e di viaggio per gli spostamenti, nonostante lo stipendio dei gruppi militari. E che diversi tecnici non avrebbero ottenuto le necessarie risorse/disponibilità per organizzare i raduni o per accompagnare i loro allievi alle rassegne internazionali.
A Nanchino è deflagrato poi il caso dei pesisti, con Paolo Dal Soglio che ha ricevuto picche dalla federazione sulla richiesta di aumento del proprio compenso per gestire e potenziare il progetto attorno a Fabbri e Weir e, di fatto, respingere le proposte dall’estero. La questione avrebbe poi condizionato le deludenti prestazioni, sia agli europei che ai mondiali indoor, di Fabbri e Weir.
Nel frattempo, il mondo della velocità è turbato dalla vicenda che vede coinvolto Giacomo Tortu, fratello di Filippo, che si sarebbe attivato per rintracciare il doping sul sangue di Marcell Jacobs.
A scanso di equivoci: atleticamagazine.it non è abituata a schierarsi in modo palese. Piuttosto prova a capire, approfondire, leggere tra le righe. E allora se il livello dell’atletica sale e l’attenzione su di essa si moltiplica, è normale che entrino in gioco anche maggiori interessi.

Mei non è il primo né l’ultimo presidente federale che si alza lo stipendio o che finisce nella bufera (vedi quanto sta succedendo alla ginnastica). Questo non significa che abbia fatto bene. Né che bisogna rassegnarsi ai malcostumi.
Lo stipendio precedente forse era davvero pochino per il numero uno di una federazione in ascesa. Quadruplicarlo è stato probabilmente un azzardo. Sulla mossa del presidente, al di là del vespaio interno, il mondo dei social si è diviso. Ma la questione non è stabilire se il compenso approvato in consiglio sia congruo o meno a prescindere. Bisognerebbe invece andare a vedere i singoli contratti e le diverse esigenze degli atleti per comprendere se e in che misura rappresenta uno schiaffo morale a chi si fa il mazzo e porta avanti sul campo la baracca.
Il reperimento delle risorse: il caso dello sci alpino
Il punto centrale della discussione tuttavia non è soltanto quello di come vengono distribuite le risorse. Ma soprattutto di come vengono reperite. Perché è chiaro che i soldi del Coni non possono bastare. Lo spunto di riflessione può arrivare proprio da Federica Brignone.
Sul giubbotto di un’atleta di punta dello sci alpino, campeggiano nove sponsor privati più quello del gruppo militare di appartenenza: la campionessa valdostana appartiene come noto ai Carabinieri. C’è il settore della moda (sponsor tecnico), l’automotive, l’energia, i prodotti alimentari, le bevande, una nota azienda di finestre e infissi. Insomma, un po’ di tutto. A supporto di una Nazionale che garantisce in fin dei conti visibilità per circa cinque mesi all’anno.
E l’atletica italiana? Nelle tute degli azzurri viste anche a Nanchino c’è solo la compagnia ferroviaria nazionale in aggiunta al brand, spagnolo e neanche di prima fascia nel settore, che da un paio di anni firma il materiale tecnico.

Navigando su fisi.org, il sito ufficiale della Federazione Sport Invernali, ci si imbatte facilmente nel seguente wall dedicato ai partner:

Qui sotto invece il wall di Fidal.it. Non c’è partita…

La Brignone ha appena vinto la sua seconda Coppa del mondo. Ma l’atletica non è da meno. Siamo quelli dei cinque campioni olimpici di Tokyo. Quelli delle 24 medaglie europee di Roma. Quelli che a differenza dello sci alpino hanno già il ricambio generazionale. Furlani, Iapichino, Simonelli. E i loro successori designati: Sioli, Saraceni, Inzoli, Valensin e Castellani. Volti giovani, belli, puliti, positivi. Gente che studia e si allena. E che non farà rimpiangere, ne siamo certi, i Jacobs e i Tamberi.
Marketing e promozione: si può fare di più
La domanda allora è lecita: ma dal punto di vista del marketing sicuri che non si possa fare di più? Atleticamagazine.it pensa che si debba lavorare (e tanto) in quella direzione. Che il movimento vada promosso e comunicato in altro modo rispetto a quanto fatto finora (non come, per capirsi, in occasione degli europei di Roma 2024). Servono nuove strategie, provenienti dalle mani di gente competente.

Sì, si può fare di più. E una parte del lavoro possono farla anche i media che si interessano di atletica italiana. Le testate, piuttosto che dividersi tra tiratori scelti e fiancheggiatori del presidente, possono garantire visibilità ai nostri eroi lavorando in modo costruttivo, serio e meno interessato. Raccontando l’immagine più autentica del nostro sport. Senza per questo pendere dalle labbra di chi detiene il potere o attribuire a tutti i costi meriti che non ci sono.
Nelle ultime settimane, ad esempio, è successo che da qualche parte siano state tessute le lodi del nuovo capo settore dei salti Paolo Camossi (non ce ne voglia, niente di personale ci mancherebbe) in carica da dicembre 2024, in merito al magic moment dei saltatori in estensione reduci dai trionfi di Apeldoorn e Nanchino. Ci è sembrata una carezza tanto prematura quanto spropositata, che non rende giustizia a chi negli anni ha costruito da zero quei ragazzi che oggi, in volo sulla sabbia, ci fanno emozionare.