Quarto agli europei di Apeldoorn con il personale eguagliato e a un soffio dal podio conquistato dall’enfant prodige Matteo Sioli. Sesto, pochi giorni più tardi, ai mondiali di Nanchino con 2,24. Due grandi esperienze internazionali nel giro di due settimane hanno fatto intendere a Manuel Lando di potersela giocare con i più forti in circolazione.
Di cose da sistemare, nel suo salto, ce ne sono ancora parecchie. Ma la strada tracciata dal 24enne dell’Aeronautica insieme a coach Silvano Chesani è quella che gli permetterà di togliersi presto ulteriori soddisfazioni.
Manuel, che voto ti dai dopo i piazzamenti nelle principali rassegne indoor appena disputate?
“Tra il sei e mezzo e il sette. Sai, un quarto posto è sempre difficile da decifrare. E’ un ottimo risultato ma sei anche il primo che non sale sul podio. Ad Apeldoorn ci sono rimasto male”.
Rimpianti?
“Devo riconoscere che gli altri, compreso Sioli, sono stati più bravi di me. Io devo solo recitare il mea culpa, ma ogni uscita importante in Nazionale mi sta insegnando qualcosa. Se dopo gli europei di Roma ho capito che non posso arrivare così carico fino alla mattina, dopo Apeldoorn imparerò a non fare più i conti. Ho pensato che con il 2,26 sarei andato sicuramente a medaglia. E ho allentato la tensione”.

Cosa ti porti dietro dalla doppia esperienza?
“Che posso competere e abituarmi a certi palcoscenici. I mondiali di Nanchino non li avevo programmati. E’ stata una stagione indoor lunghissima, ma anche in Cina ho capito di potermela giocare con l’élite del salto in alto”.
Pensi di valere più del 2,26 attuale?
“L’ho realizzato due volte, ad Ancona e ad Apeldoorn. Ma è una misura che sento già stretta. Il 2,28 è molto vicino”.
Cosa c’è da affinare nel tuo salto? Chesani, dopo il collegiale di Udine, ci parlò del lavoro sul terzultimo appoggio e di tante nuove informazioni che devono ancora essere assimilate e gestite in gara…
“La rincorsa è da normalizzare ma so di essere sulla strada giusta. Il terzultimo appoggio non è ancora stato ultimato, ma anche sul penultimo serve più spinta. Un secondo aspetto da migliorare è la verticalizzazione”.
Cosa prevede ora il tuo programma?
“Ho ricominciato ad allenarmi lunedì. Ci prenderemo tutto aprile e maggio per un importante lavoro tecnico. L’esordio outdoor dovrebbe avvenire al Palio della Quercia di Rovereto, il 2 giugno. E poi l’idea è quella di gareggiare al Golden Gala quattro giorni dopo”.
Ti sei dato per questo 2025 un obiettivo anche dal punto di vista della misura?
“Il muro dei 2,30 è quello che separa di solito dai grandissimi. Lavoriamo in quella direzione, ma con i piedi per terra. Quest’inverno sono salito a 2,26 ma il personale non lo facevo da un anno e mezzo”.

Ricordi legati ai primi salti?
“Mi divertivo da matti. Fin dal primo 1,10 saltato a Rossano Veneto. Avevo iniziato con gli ostacoli, ma poi ho scelto l’alto proprio per il divertimento e le sensazioni che mi trasmetteva”.
Papà era un ostacolista, mamma si dedicava al salto in lungo. Adesso sei fidanzato e convivi a Trento con Asia Tavernini, con la quale condividi il salto in alto e l’allenatore. A casa Lando si va avanti a pane e atletica…
“E ci sono anche i miei fratelli, che stanno crescendo nell’Atletica Vicentina. Matteo, allievo, anche lui altista. E Maria, cadetta, che chiaramente fa ancora un po’ di tutto. Sono felice di essere il loro riferimento”.
Il punto di riferimento di Manuel Lando è sempre Gimbo Tamberi.
“Lo seguo da dieci anni ed è una figura importante per me e per tutti quelli che fanno salto in alto. Sono contento che abbia deciso di andare avanti. A Roma ha dimostrato di essere il più forte. E senza le coliche renali l’avrebbe dimostrato anche a Parigi”.
Sei alle prese con la laurea specialistica in Ingegneria Meccanica. I motori sono l’altra tua grande passione…
“E’ il mio hobby più grande e sono un super appassionato di F1. Alla triennale mi sono laureato in Ingegneria Aerospaziale proprio perché come piano B rispetto all’atletica ho sempre avuto in testa la figura dell’ingegnere di Formula Uno. In pista ho già girato durante un corso di guida sportiva fatto con Ford, ho visto dalle tribune il GP dell’Emilia Romagna a Imola e mi piacerebbe un giorno poter vivere un GP dal paddock”.
E la Ferrari?
“Quest’anno sono particolarmente elettrizzato dall’arrivo di Hamilton. Ho sempre creduto che sia una persona splendida dal punto di vista umano oltre che un campione. In ogni caso, non mi perdo un Gran Premio, a qualsiasi ora venga trasmesso. E spero che quanto accaduto in Cina ai due piloti della rossa sia stato solo un incidente di percorso”.
foto Francesca Grana