Simona La Mantia: “Diaz fenomeno. Furlani e Iapichino superiori per adattamento e mentalità”

Furlani, Iapichino, Diaz e Dallavalle. E non solo questi nomi, se ci mettiamo dentro anche quelli che nel giro di pochissimi anni si prenderanno la ribalta, da Inzoli a Saraceni. I salti in estensione sono al momento il fiore all’occhiello dell’atletica italiana. E alle ultime rassegne indoor, europei e mondiali, gli azzurri ci hanno fatto vivere un’emozione dopo l’altra, riversando sulla sabbia il talento ma anche l’applicazione e la tenacia.

A esultare dal divano di casa, dinanzi alle medaglie di lunghisti e triplisti, c’era anche Simona La Mantia, straordinaria interprete della specialità che nel triplo (personale di 14,69) seppe cogliere anche un titolo europeo al coperto (Parigi 2011) e un argento continentale in quel di Barcellona (2010).

Simona, cosa sta succedendo all’atletica?
“E’ innanzitutto cambiato il modo di guardare questo sport. Tanti giovani si sono avvicinati, altri hanno innestato un’altra marcia dopo le imprese di Tokyo. Siamo di fronte a una grande svolta”.

Mattia Furlani oro nel salto in lungo a Nanchino.


In questo contesto i salti la stanno facendo da padrone.
“Abbiamo sempre avuto una scuola che negli anni ha saputo farsi notare: Di Martino, Trost, lo stesso Fabrizio Donato che oggi allena Andy Diaz. C’è sempre qualcuno che ha tenuto alto il livello, oggi siamo un gradino sopra, grazie alla nuova generazione che sta avanzando di prepotenza”.

Cosa pensi dei medagliati di quest’inverno?
“Diaz è semplicemente un fenomeno allenato da un altro fenomeno come Fabrizio. Nel lungo, Furlani e Iapichino sono un mondo a parte. E sono solo all’inizio della carriera. Entrambi hanno qualcosa in più nella mentalità. Non sempre succede agli atleti così giovani. Nelle ultime importanti rassegne mi hanno stupito perché hanno dimostrato capacità di adattamento alle diverse situazioni fuori dal comune, interpretando al meglio le diverse pedane. Non si fanno mai prendere dal panico, sanno ragionare e gestire il momento. Anche quando la rincorsa non funziona com’è accaduto a Mattia”.


Nel triplo femminile c’è stata una fase di stallo legata ai vari stop forzati di Derkach e Cestonaro…
“La fortuna non è stata dalla loro parte. Gli infortuni di un certo rilievo incidono molto sulla successiva risalita. Credo però che abbiano ancora margini di miglioramento. La loro carriera non è affatto finita”.

Il prospetto più interessante è quello di Erika Saraceni.
“La ragazza promette bene. Mi piace tantissimo il suo salto. Specialmente dal punto di vista tecnico”.

Oggi a cosa si dedica Simona La Mantia?
“Ai miei tre figli, Martina di 8 anni, Leandro di 2 e Antonino di 1. E poi al lavoro. Dopo la carriera in Fiamme Gialle, sono rimasta nella Guardia di Finanza a Palermo. E mi sono allontanata dall’atletica”.

Come mai?
“Ho dedicato tutta me stessa a questo sport. E quando ho chiuso, ho sentito l’esigenza di staccare completamente dall’ambiente. Le gare le guardo, sia chiaro. Sia in tv che, quando capita, a Palermo”.

Hai mai pensato di allenare?
“No. Fino ad ora mi sono dedicata alla famiglia e sono stata concentrata su altri fronti. Però non escludo nulla per il futuro. A Martina piace l’atletica. E le piacerebbe essere allenata da Michele (Basile, il suo storico allenatore, ndr), che attualmente è il maestro di educazione fisica nella scuola frequentata da mia figlia. Chissà, magari darò una mano d’aiuto al mio ex coach”.

Simona La Mantia con Michele Basile dopo il bronzo di Goteborg 2013.


Con Basile c’è stato un rapporto molto intenso.
“Senza di lui avrei mollato. Il mio percorso è stato complicato. Ho passato quattro anni di buio pesto. Volevo smettere, anche per i continui infortuni. Ho tenuto duro, insieme abbiamo trovato la forza per rialzarci e nell’estate del 2010 ci siamo presi l’argento a Barcellona. Michele è stata la mia guida, mi ha fatto da psicologo. Non avrei potuto trovare di meglio”.

C’è qualche rimpianto legato a un obiettivo mancato?
“Forse a Daegu nel 2011, quando non sono riuscita a centrare di poco la finale mondiale che mi è sempre sfuggita. Ma in generale sono felice del percorso che ho fatto”.

Basile ci ha raccontato che quando in Italia arrivò Magdelin Martinez, donna da 15 metri, tu non fosti per nulla infastidita che in Nazionale entrasse un’atleta così forte proveniente da un’altra Nazione ma dicesti subito di volerla battere…
“L’importante è sempre provarci. Da lei ho sempre tratto ispirazione. E’ fondamentale tendere a un modello e puntare al massimo, anche se sai che le probabilità di raggiungere certi livelli sono poche. Lei è stata una grandissima campionessa e tra noi c’è stata una sana competizione. Ci scambiamo ancora i saluti, spesso tramite Michele”.

foto in apertura di Giancarlo Colombo / Fidal

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